Decreto Rilancio

Si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Rilancio con il quale è stata approvata l’emersione di rapporti di lavoro irregolari/ sanatoria per i cittadini extracomunitari presenti sul territorio italiano prima dell’8.03.2020 e con permanenza ininterrotta da tale data per le sole categorie: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse, assistenza alla persona, lavoro domestico/badante.

✅Possono beneficiare della regolarizzazione i cittadini extracomunitari:

1. che sono già occupati o possono essere occupati per le suddette categorie di lavoro, la cui presenza in Italia è comprovata da rilievi fotodattiloscopici prima dell’08.03.2020 ovvero che abbiano soggiornato in Italia, precedentemente alla suddetta data, in forza della dichiarazione di presenza resa ai sensi della L. 68/2007.

2. che hanno un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno i quali risultano presenti sul territorio nazionale alla data dell’08.03.2020, senza che se ne siano allontanati dalla medesima data e che abbiano svolto attività di lavoro nei settori suindicati prima del 31.10.2019.

⛔️Restano esclusi dalla regolarizzazione i cittadini extracomunitari destinatari di provvedimenti di espulsione / segnalazioni / condanne penali per una seri di reati indicati in decreto e non ammesse le domande di emersione dei datori di lavori con particolari precedenti penali.

❌Verranno rigettate tutte le domande contenenti false dichiarazioni/attestazioni e perseguiti penalmente gli autori.

?Le domande potranno essere presentate dal 01 giugno 2020 al 15 luglio 2020.

Per valutare la sussistenza o meno dei requisiti per beneficiare della sanatoria, durata del permesso di soggiorno e possibilità di rinnovo Vi invitiamo a rivolgervi solo a figure professionali.

Gli avvocati della AAI sono a vs. disposizione per assistervi dalla consulenza e durante tutto l’iter della procedura.

Diniego del visto per ricongiungimento familiare: l’Ambasciata italiana in Pakistan viola il diritto soggettivo del richiedente. Tribunale di Roma, ordinanza del 24 febbraio 2022 – Avv. Elena Vengu.

Accolto ricorso avverso il diniego dell’Ambasciata d’Italia di Islamabad al rilascio del visto per ricongiungimento familiare. Rigetto emesso a causa di una presunta contraffazione dell’atto di nascita del richiedente.

Il cittadino del Pakistan, titolare di permesso di soggiorno UE di lungo periodo, aveva impugnato il provvedimento di diniego del visto di ingresso per ricongiungimento familiare emesso dall’Ambasciata d’Italia di Islamabad.

Tale diniego si basava esclusivamente sulla presunta contraffazione dell’atto di nascita del familiare da ricongiungere. Solo nel corso del giudizio, l’Ambasciata evidenziava l’esistenza di una discrepanza tra la data di nascita dichiarata dal ricorrente e la data di nascita riportata nei registri dello Stato civile.

Nella prima fase di richiesta del ricongiungimento familiare, il ricorrente aveva regolarmente domandato ed ottenuto il nulla osta da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione presso la Prefettura, la quale aveva verificato i requisiti oggettivi per il rilascio del nulla osta quali titolo di soggiorno, reddito, alloggio e assenza di circostanze ostative di Pubblica Sicurezza. Tuttavia, nella seconda fase, l’Ambasciata ha negato il visto dopo aver verificato i requisiti soggettivi necessari per il relativo rilascio. Non erano posti in contestazione né il rapporto di filiazione né di coniugio ma esclusivamente la genuinità dell’atto di nascita.

L’Ambasciata, tuttavia, non aveva fondati motivi per ritenere che la data di nascita apposta su tutti i documenti presentati dal ricorrente, fosse diversa da quella dichiarata dallo stesso. Il diniego rilasciato tra l’altro senza preavviso di rigetto ex art. 10 bis L. n 241/90, era fondato esclusivamente sul rilascio di dichiarazioni generiche degli impiegati dello Stato civile del Comitato Municipale.

Inoltre, il cittadino pakistano ha allegato nel corso del giudizio la sentenza di correzione della data di nascita emessa dal Tribunale pakistano, debitamente tradotta, insieme a carta d’identità e passaporto, i quali riportavano la data di nascita dallo stesso dichiarata. Risultano, pertanto, irrilevanti le dichiarazioni generiche di errore materiale della data di nascita rilasciate dalle autorità pakistane dello Stato civile.
Risultava, altresì, che l’Ambasciata non avesse consultato le banche dati che fanno capo al Ministero dell’Interno. Veniva quindi accolto il ricorso, in quanto il Tribunale ha accertato la violazione del diritto soggettivo del ricorrente a ricongiungersi con la propria famiglia.

Assemblea annuale AAI – Bari 28.5.2022.

Il 28 maggio 2022 si è tenuta a Bari, presso la sala consiliare del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, l’Assemblea dell’Associazione degli Avvocati Albanesi in Italia, un evento ricco di incontri e proposte.Un particolare ringraziamento va ai colleghi Antonio Bellomo e Giuseppe Dalfino – rispettivamente Vice Presidente e Consigliere del COA – i quali ci hanno trasmesso i saluti di tutti i componenti del Consiglio, nonché al collega Dorian Palmo Saracino, Presidente dell’Aiga Bari.

Bari, ancora una volta, si è confermata essere una città generosa ed ospitale e la nostra Associazione continuerà a rafforzare i legami e implementare gli eventi in collaborazione con gli Organi forensi baresi.Associazione Avvocati Albanesi in Italia.

Illegittima la sospensione dell’assegno sociale al cittadino straniero sul presupposto dell’allontanamento superiore al mese dal territorio nazionale.

Tribunale di Modena, ordinanza del 15 dicembre 2020 – ricorso dell’avv. Ilda Beqo.

Ordinanza di accoglimento di ricorso ex art. 700 c.p.c del Tribunale di Modena – Sez. Lavoro, Dott. Andrea Marangoni, avverso la sospensione dell’assegno sociale operata dall’INPS sul presupposto che la titolare della prestazione si sarebbe allontanata dall’Italia per periodi superiori al mese.

L’INPS ha sospeso l’assegno sociale ad una cittadina albanese in ragione dell’allontanamento della stessa dal territorio Italiano nell’anno 2019 per periodi superiori al mese, effettuando i controlli circa la permanenza in Italia dell’interessata dai timbri presenti sul passaporto, in parte illeggibili ed in parte mancanti.

La ricorrente ha presentato ricorso d’urgenza ex art. 700 cpc chiedendo il ripristino immediato dell’assegno sociale illegittimamente sospeso dall’Istituto e la condanna dello stesso al pagamento delle somme dovute per le mensilità sospese, oltre interessi legali, rivalutazione monetaria e maggiorazioni sociali ex L. 448/2001 dalla maturazione al saldo.

Il Giudice del Lavoro, in accoglimento del ricorso ha fatto proprio la tesi della ricorrente, fondata sull’orientamento della Cassazione che “in ipotesi di assegno sociale riconosciuto a favore di un cittadino extracomunitario, il mero allontanamento temporaneo del beneficiario dal territorio nazionale, tale da non mettere in discussione la residenza in Italia, non comporta la sospensione del diritto alla prestazione, il quale, pertanto, sussiste anche per il periodo in cui l’assistito si è volontariamente allontanato dal luogo di dimora abituale (Cassazione civile sez. lav., 29/08/2016, n.17397)”.

Tanto premesso, posto che l’INPS non ha provveduto alla revoca bensì alla mera sospensione dell’assegno;  che dalle risultanze anagrafiche la ricorrente risulta ancora residente in Italia e che dal rilascio della procura si  presume che, in ogni caso, vi abbia fatto ritorno; considerata anche la non chiara intellegibilità delle annotazioni sul passaporto, il  Giudice del Lavoro ha ritenuto illegittima la censurata sospensione sine die dell’erogazione della prestazione assistenziale, con conseguente sussistenza del fumus boni iuris.

È stato ritenuto sussistente altresì il requisito del periculum in mora considerato che il diritto cui è preordinata la richiesta tutela interinale rientra tra i diritti a contenuto patrimoniale aventi funzione non patrimoniale, in quanto consente al titolare il soddisfacimento di bisogni primari che non potrebbero altrimenti essere soddisfatti.

Il Giudice ha quindi ordinato all’INPS di ripristinare l’assegno sociale dalla data della sospensione oltre alla maggiorazione sociale ex L. 448/2001 ed interessi legali con analoga decorrenza, condannando l’istituto al pagamento delle spese di lite.